Estinzione dell’usufrutto

estinzione-dell-usufrutto

art. 1014 c.c. estinzione dell’usufrutto: oltre quanto è stabilito dall’art. 979 (328), l’usufrutto si estingue:

l) per prescrizione per effetto del non uso durato per venti anni (2934 e seguenti);

2) per la riunione dell’usufrutto e della proprietà  nella stessa persona (2814);

3) per il totale perimento della cosa su cui è costituito (1016 e seguenti).

A) prescrizione ventennale per non uso

è il caso di precisare che qualsiasi atto di esercizio vale a interrompere il non uso, anche un atto con il quale l’usufruttuario traesse dal bene un’utilità  minore di quella che la titolarità  del diritto gli consentirebbe, ovvero quando egli, inerte nel godimento, ne disponesse cedendola ad altri o costituendovi un’ipoteca o esercitando le azioni del suo diritto.

Non si estingue, invece, l’usufrutto par la c.d. usucapio libertatis la quale consiste nel possedere il fondo in stato di libertà  da parte di un terzo.

Se, infatti, Tizio possiede il fondo come libero per 20 anni, acquisterà  la proprietà  piena non per la sua usucapione, ma solo perchè, contemporaneamente, l’usufrutto si estingue per non uso non avendo l’usufruttuario esercitato il suo diritto in alcun modo.

B) Perimento del bene

art. 1016 c.c. perimento parziale della cosa: se una sola parte della cosa soggetta all’usufrutto perisce, l’usufrutto si conserva sopra ciò che rimane.

art. 1018 c.c. perimento dell’edificio: se l’usufrutto è stabilito sopra un fondo, del quale fa parte un edificio, e questo viene in qualsiasi modo a perire, l’usufruttuario ha diritto di godere dell’area e dei materiali.

La stessa disposizione si applica se l’usufrutto e stabilito soltanto sopra un edificio. In tal caso, però, il proprietario, se intende costruire un altro edificio, ha il diritto di occupare l’area e di valersi dei materiali, pagando all’usufruttuario, durante l’usufrutto, gli interessi (1284) sulla somma corrispondente al valore dell’area e dei materiali.

C) consolidazione

art. 1014 c.c. estinzione dell’usufrutto: …………………………………..

2) per la riunione dell’usufrutto e della proprietà  nella stessa persona (2814);

D) La morte dell’usufruttuario

art. 979 c.c. durata: la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario

Gli stessi effetti produce la dichiarazione di morte presunta la quale, ad ogni effetto giuridico, equivale alla morte vera.

E) abusi

art. 1015 c.c. abusi dell’usufruttuario: l’usufrutto può anche cessare per l’abuso (2561, 2814) che faccia l’usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni (1004).

L’autorità  giudiziaria può, secondo le circostanze, ordinare che l’usufruttuario dia garanzia, qualora ne sia esente, o che i beni siano locati o posti sotto amministrazione a spese di lui, o anche dati in possesso al proprietario con l’obbligo di pagare annualmente all’usufruttuario, durante l’usufrutto, una somma determinata.

I creditori dell’usufruttuario possono intervenire nel giudizio per conservare le loro ragioni, offrire il risarcimento dei danni e dare garanzia per l’avvenire (2900).

Ottima disamina dell’istituto viene fornita dalla Corte di Piazza Cavour con una nota sentenza secondo la quale l’art. 1015 c.c., conforme all’art. 516 c.c. del 1865, prevede tre distinte ipotesi in presenza delle quali l’usufruttuario può essere dichiarato decaduto dall’usufrutto. Tali ipotesi ricorrono quando l’usufruttuario alieni i beni o li deteriori o li lasci andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni. La decadenza, peraltro, non può riguardare che i casi più gravi, in quanto, per gli abusi di minore gravità , la legge stessa prevede, nel secondo comma dell’art. 1015 c.c., rimedi meno rigorosi, di carattere non repressivo e sanzionatorio, ma semplicemente cautelari a tutela preventiva del diritto del nudo proprietario. Per tali più lievi abusi l’autorità  giudiziaria, che ha in proposito il più ampio potere discrezionale, può, secondo le circostanze, o limitarsi ad imporre allo usufruttuario una cauzione, qualora ne sia esente, o adottare un provvedimento che privi l’usufruttuario di ogni ingerenza sui beni, disponendo che essi siano locati, o posti sotto amministrazione a spese di lui, o anche dati in possesso al nudo proprietario, con l’obbligo per costui di pagare annualmente all’usufruttuario, durante l’usufrutto, una somma determinata. Ai fini della determinazione delle conseguenze sanzionatorie, l’accertamento del giudice del merito è fondato su un apprezzamento discrezionale, insindacabile in cassazione, purchè sia sorretto da congrua valutazione di tutti gli elementi decisivi concorrenti a determinare la colpa dell’usufruttuario.

L’estinzione, quindi, non si ha iposo iure, bensì ope iudicis.

E nell’ambito di tale giudizio , il nudo proprietario il quale chieda la decadenza dell’usufruttuario dal suo diritto, adducendo che si sia verificata una delle ipotesi previste dall’art. 1015 c.c. (abuso del diritto consistente nell’alienazione o nel deterioramento dei beni che ne formano oggetto, ovvero nella mancanza di ordinarie riparazioni che li lasci andare in perimento), deve limitarsi a dimostrare la sussistenza di tali condizioni al momento della proposizione della domanda esaurendosi con questa prova l’onere posto a suo carico. Pertanto, l’usufruttuario, il quale affermi che la mancanza di manutenzione preesisteva alla costituzione del suo diritto, propone un’eccezione che, essendo diretta a paralizzare la pretesa fatta valere in giudizio, deve essere da lui provata.

Per di più l’usufruttuario, che esegue (o che consenta siano eseguite) opere che alterino l’originaria destinazione dell’immobile oggetto del suo diritto, si rende inadempiente all’obbligazione di godere della cosa usando della diligenza del buon padre di famiglia e, essendo tenuto a risarcire il danno che ne derivi al nudo proprietario, può essere condannato al risarcimento del danno in forma specifica e, perciò al ripristino delle precedenti condizioni dell’immobile.

F) la scadenza del termine trentennale (a favore di una persona giuridica)

art. 979 c.c. durata: la durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario (678, 698, 796, 853, 1014).

L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trenta anni (999, 1014).

G) altre cause d’estinzione

1) annullamento

2) rescissione

3) risoluzione

4) la revocazione della donazione

5) rinuncia

Per rinunciare all’usufrutto, in generale, c’è bisogno di rivolgersi ad un notaio. Le norme di riferimento sono gli articoli 2643, comma 1, numero 5, e 2657, del Codice civile.

La prima norma dispone che si devono trascrivere gli atti di rinuncia che abbiano ad oggetto diritti reali su beni immobili (qual è, appunto, la rinuncia al diritto di usufrutto su un appartamento).

La seconda, richiede, ai fini della trascrizione nei Registri Immobiliari, l’atto pubblico o la scrittura privata autenticata.

Con la risoluzione n. 25/E del 16 febbraio, l’Agenzia delle entrate ha precisato che l’atto di rinuncia a titolo gratuito del diritto di usufrutto in favore del nudo proprietario, configurando una forma di donazione indiretta, è soggetto all’imposta prevista dal Dlgs 346/90, come reintrodotto dalla legge 286/06, di conversione del Dl n. 262, nonchè alle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale.

L’equiparazione di un atto di rinuncia abdicativo, a titolo gratuito, agli atti di trasferimento di diritti reali di godimento, è pressochè pacifico nella giurisprudenza della Cassazione , in virtù dell’effetto di arricchimento del beneficiario conseguente alla rinuncia del diritto da parte del suo titolare.

Infatti, la rinuncia al diritto da parte dell’usufruttuario in favore del titolare della nuda proprietà , determinando la ricostituzione della piena proprietà  dell’immobile, precedentemente gravato dal diritto di usufrutto, è assimilabile a un atto di trasferimento di un diritto di godimento.

Pertanto: l’aliquota è pari al 4% del valore dell’usufrutto, per il valore che oltrepassa la franchigia di un milione di euro; le imposte ipotecarie e catastali sono fisse (ciascuna pari a euro 168) se si tratta di prima casa, altrimenti sono rispettivamente pari al 2% e all’1% del valore (catastale) dell’usufrutto.

H) modificazioni dell’usufrutto

Esistono particolari ipotesi nelle quali il bene oggetto dell’usufrutto perisce, mentre il diritto si trasferisce su un altro bene che ne rappresenta in qualche modo, l’equivalente economico.

art. 1017 c.c. perimento della cosa per colpa o dolo di terzi: se il perimento della cosa non è conseguenza di caso fortuito, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità  dovuta dal responsabile del danno.

art. 1019 c.c. perimento di cosa assicurata dall’usufruttuario: se l’usufruttuario ha provveduto all’assicurazione della cosa o al pagamento dei premi per la cosa già  assicurata, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità  dovuta dall’assicuratore.

Se è perito un edificio e il proprietario intende di ricostruirlo con la somma conseguita come indennità , l’usufruttuario non può opporsi. L’usufrutto in questo caso si trasferisce sull’edificio ricostruito. Se però la somma impiegata nella ricostruzione è maggiore di quella spettante in usufrutto, il diritto dell’usufruttuario sul nuovo edificio è limitato in proporzione di quest’ultima.

art. 1020 c.c. requisizione o espropriazione: se la cosa è requisita o espropriata per pubblico interesse, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità  relativa (1000).

Tutte le ipotesi predette possono considerarsi casi di surrogazione reale.

http://www.studiodisa.it/

Avv. Renato D’Isa

 
Leave A Comment

*