Il risarcimento del danno negli U.S.A. per i marittimi italiani ammalati di amianto

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Assisto, ad oggi, 55 lavoratori marittimi italiani ammalati di patologie asbesto correlate, o loro eredi, nella richiesta di risarcimento del danno negli Stati Uniti grazie ad una collaborazione in partnership con uno studio legale della Pennsylvania.

Quasi tutti i marittimi che mi chiedono spiegazioni mi guardano increduli e, dopo averne ascoltati tanti, mi sono convinto di una cosa: la sfiducia nel sistema Giustizia italiano porta a pensare ai non addetti ai lavori, ma anche ai colleghi che si occupano di altre tematiche, che se già  qui in casa nostra rivendicare un diritto sacrosanto risulta essere una delle esperienze più sfibranti, figuriamoci farlo in un paese lontano come l’America…

La partnership è collaudata ed attiva, tanto che sono oramai diversi i casi che sono approdati al riconoscimento del risarcimento del danno ed a molti altri sono state già  versate le somme relative all’indennizzo.

I requisiti per ottenere il risarcimento del danno do cui si discorre sono due: 1. aver lavorato su di una imbarcazione costruita e/o arredata negli Stati Uniti o in uno degli arsenali e basi navali italiane dove le navi citate hanno sostato per un qualsiasi motivo, quasi sempre per lavori di manutenzione; 2. aver contratto (purtroppo) una patologia asbesto correlata. Merita precisare che spessissimo le imbarcazioni costruite in America, hanno navigato battendo bandiera liberiana, panamense o altra.

Le imbarcazioni in parola sono varie e vanno dalle navi militari statunitensi che sono state cedute all’Italia dopo la seconda guerra mondiale in ossequio al piano Marshall e poi adattate per le esigenze della Marina Militare Italiana non più in guerra, alle petroliere di proprietà  delle multinazionali, alle imbarcazioni di appoggio e di trasporto. Esiste un lungo elenco che viene talvolta anche aggiornato.

La ragione di tanta diversità  è semplice: da sempre l’amianto è stato il materiale più utilizzato nella costruzioni delle navi di ogni dimensione, destinazione e stazza e soprattutto, utilizzato in ogni luogo delle navi, dalla sala macchine alle tubazioni, dalle paratie alle vernici spruzzate sulle pareti: ovunque!

Come è noto finalmente l’Italia nel 1992 è stata costretta a varare la legge che mettesse al bando la produzione, la commercializzazione e l’utilizzo dell’amianto; l’Italia arrivava fra le ultime in Europa. Ad oggi esistono purtroppo stati in cui l’amianto è ancora prodotto e venduto.

L’amianto colpisce i lavoratori marittimi senza distinzione di età  e classe sociale, nè tantomeno di reparto; gli ammalati sono lavoratori di coperta e di macchina e c’è da non crederci, ma Pietro era telegrafista ed ora aspetta anche lui gli assegni in dollari, il suo accordo è stato sottoscritto l’anno scorso!

La ricostruzione dell’attività  lavorativa dei lavoratori del settore marittimo è estremamente semplice: tutti sono in possesso di documenti ufficiali rilasciati dalla capitaneria di porto di appartenenza, come l’estratto di matricola, il libretto di navigazione e nel caso dei militari (anche solo di leva) l’estratto di matricola militare.

L’analisi di questi documenti rappresenta solo il primo passo per l’accertamento della sussistenza dei requisiti dei singoli casi; altri elementi probatori sono: dichiarazioni del danneggiato o di suoi colleghi, individuazione di materiale amiantifero attraverso il riconoscimento del materiale fotografico in nostro possesso ed altro.

Il secondo requisito è rappresentato dalla presenza di malattia correlata all’amianto: da decenni gli studi medici hanno accertato le correlazioni e queste riguardano l’asbestosi, ma anche il cancro al polmone e più in generale, le patologie neoplastiche dell’apparato respiratorio.

Non posso tacere la triste considerazione sul continuo aumento dei casi che vedono la presenza di patologie tumorali che aggrediscono altri organi, quali ad esempio colon, intestino e comunque l’apparato digerente: quando l’accertamento del nesso di causa?

Le richieste di danni le indirizziamo ad una delle più grandi società  mondiali fornitrici di materiale contenente amianto e che si è resa protagonista della costruzione e dell’arredo, di numerose delle navi di cui all’elenco citato; ma anche ad alcune Trust, tre in particolare, che rappresentano dei fondi istituiti per la liquidazione dei danni arrecati dall’attività  svolta in passato da società  poi fallite o poste in liquidazione.

Nella stragrande maggioranza dei casi il risarcimento giunge dopo un anno e mezzo o due dalla sottoscrizione dell’atto di transazione e quindi, al termine di una procedura stragiudiziale. Tutto questo mi porta ad una considerazione: negli Stati Uniti come in altri posti del mondo, non c’è nessuno con i cordoni della borsa aperti pronto a corrispondere denaro a chicchessia, ma c’è di fondo l’idea che una malattia asbesto correlata è risarcibile, che le circostanze sono serie e purtroppo diffusissime. In Italia si fa di tutto per approvare una legge che sollevi da ogni responsabilità  civile e penale, gli Stati Maggiori della Marina Militare e ne precluda ogni forma di ristoro del danno ad ammalati ed eredi.

Avv. Pierpaolo Petruzzelli

Corso Vittorio Veneto, 8 70123 – Bari

Tel / fax 080/5227733

info@studiopetruzzelli

http://www.studiopetruzzelli.com/







 
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