Art. 4 – bis Ordinamento Penitenziario

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L’art. 4-bis è stato aggiunto alla L. 354/1975 (norme sull’ordinamento penitenziario e sulla esecuzione delle misure privative e limitative della libertà ) dal d.l. 13 maggio 1991, n. 152, convertito nella L. 12 luglio 1991 n. 203, e modificato in seguito al d.l. 8 giugno 1992, n. 306, convertito nella L. 7 agosto 1992 n. 356, nonchè al d.l. 14 giugno 1993 n. 187, convertito nella L. 12 agosto 1993 n. 296.

La legge si inserisce nell’ambito della più recente legislazione di lotta alla criminalità  organizzata ed ha introdotto nel testo dell’ordinamento penitenziario una serie di norme limitative e preclusive della concessione di misure alternative alla detenzione.

Pertanto, con il preciso e dichiarato intento di arginare il fenomeno della criminalità  organizzata, specie di tipo mafioso, nonchè di sollecitare la collaborazione con la giustizia, sull’onda emotiva provocata dagli omicidi dei Magistrati Falcone e Borsellino, dal 13 maggio 1991 al 7 agosto 1992 è stato creato un “regime differenziato” per l’ottenimento dei benefici della “legge Gozzini”, stabilendo delle limitazioni e degli obblighi per i condannati per delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare le associazioni previste dallo stesso articolo, nonchè per i delitti di cui agli articoli 416-bis e 630 c.p. e 74 Tuls.

In maniera più attenuata sono state stabilite limitazioni anche per i condannati in base ai reati di cui agli articoli 575, 628 terzo comma, 629 secondo comma c.p. e 73 aggravato dalle ipotesi del secondo comma articolo 80 Tuls ed in base a delitti commessi per finalità  di terrorismo o d’eversione.

Il 19 marzo 2001, ai primi tre reati storici è stato aggiunto quello relativo all’associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi, cogliendo occasione per dare un’ulteriore conferma del carattere di punizione emergenziale di tale articolo 4-bis. L’aggiunta, infatti, è stata decisa a seguito del verificarsi di alcuni episodi cruenti collegati al contrabbando.

L’art. 4 bis O.P. richiama, pertanto, le condanne per una serie di delitti considerati di particolare gravità  e che sono distinti in due gruppi per ciascuno dei quali si pongono condizioni e limiti diversi per la concessione dei benefici penitenziari. Nella formulazione attuale, infatti, sono previste due fasce di reati (considerati di maggiore gravità ) per i quali l’accesso dei benefici – se non completamente negato – è subordinato al verificarsi di alcune condizioni positive o negative.

Nella prima fascia sono compresi i delitti di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell’ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, il delitto di cui all’art. 416 bis c.p., i delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis c.p. ovvero al fine di agevolare l’attività  delle associazioni in esso previste (comprese le ipotesi tentate), i delitti di cui agli artt. 600, 601, 602 e 630 c.p., quelli previste dall’art. 291 quater Testo unico disposizioni legislative in materia doganale e dall’art. 74 DPR 309/90. I detenuti per tali reati possono accedere ai benefici solo se collaborano con la giustizia, ai sensi dell’art. 58 ter O.P. Se vi è stata limitata partecipazione al fatto o l’accertamento integrale del fatto ha reso impossibile la collaborazione, ovvero la collaborazione risulti oggettivamente irrilevante, in presenza di una delle circostanze attenuanti di cui agli artt. 62 n. 6 c.p. e 114, l’accesso ai benefici è consentito, purchè siano stati acquisiti elementi tali da escludere l’attualità  dei collegamenti con la criminalità  organizzata. Le informazioni vengono richieste al c.p.o.s. (comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica).

Rimangono esclusi dall’applicazione della normativa i collaboratori (quando la collaborazione sia tale da consentire la concessione di una circostanza attenuante), anche inseriti in un programma speciale (art. 16 nonies D.L. 8/91), che possono accedere ai benefici in deroga alle disposizioni vigenti sui limiti di pena, su proposta dei procuratori generali presso le Corti d’Appello interessate o del procuratore nazionale antimafia, purchè vi sia il ravvedimento del condannato e non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità  organizzata. Solo per i permessi premio è richiesta l’espiazione di almeno un quarto della pena o – se la condanna è all’ergastolo – di almeno dieci anni di reclusione. In ogni caso deve essere redatto il verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione, ai sensi dell’art. 16 quater O.P.

Nella seconda fascia sono compresi reati gravi, ma non necessariamente implicanti un rapporto con organizzazioni criminali come l’omicidio, la rapina ed estorsione aggravate ai sensi dell’art. 628 co. 3 c.p., l’art. 73 DPR 309/90, con l’aggravante dell’art. 80 co. 2 DPR 309/90, i delitti di cui agli artt. 609 bis e ss., c.p. , la violazione dell’art. 416 c.p. in relazione a particolari tipologie di reati, ecc. In questi casi i benefici possono essere concessi se non vi sono elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità  organizzata, terroristica o eversiva. Le informazioni, in questo caso, vengono richieste al questore.

I divieti di concessione di misure alternative non valgono per la liberazione anticipata, espressamente esclusa per dettato legislativo.

L’art. 4-bis ultimo comma O.P. pone poi il divieto di concessione dei benefici penitenziari a chi si è reso responsabile di un delitto doloso se il procuratore nazionale antimafia o il procuratore distrettuale comunica (di iniziativa o su segnalazione del c.p.o.s.) l’attualità  di collegamenti con la criminalità  organizzata. Si tratta di una sorta di veto da parte della Procura Antimafia, che deve però dare informazioni dettagliate e fondate su precisi riscontri fattuali.

In ogni caso, la detenzione domiciliare ordinaria (art. 47 ter co. 1 bis O.P.) e quella introdotta per le persone ultrasettantenni, non può mai essere concessa per reati compresi nella previsione dell’art. 4-bis O.P., mentre si discute se i limiti di cui all’art. 4 bis O.P. valgano per la misura dell’affidamento in prova terapeutico (art. 94 DPR 309/90) che, non essendo compresa nel capo VI dell’O.P., non è espressamente indicata nella legge.

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Avv. Emilio Curci
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Dott. Gabriele Roberto Cerbo

 
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