Gli interventi della Suprema Corte

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Le otto autorevoli sentenze della Corte costituzionale hanno provocato una situazione di “abrogazione di fatto”, accettata da alcuni Tribunali di Sorveglianza e da altri no. Le assurde conseguenze sono che l’ammissibilità  ai benefici e l’entità  di pena da espiare per esservi ammessi varia da città  a città , a seconda di ove si trovi l’Istituto penitenziario in cui un condannato è destinato ad espiare la pena. Il diverso trattamento operato dai diversi Tribunali di Sorveglianza ha, inevitabilmente, provocato diversi interventi della Corte di Cassazione, i quali, tuttavia, sono pervenuti ad essere concordi nel ritenere non più operante la normativa restrittiva.

Tra le varie sentenze appare sufficiente riportarne due:

- Prima Sezione Penale Corte di Cassazione, 3 maggio 1999, n. 2211: “Per ricostruire l’esatta portata della disposizione di cui all’art. 50 comma 2 dell’Ordinamento penitenziario, nella parte in cui prevede che, ai fini dell’ammissione alla semilibertà , qualora trattasi di condannato per taluno dei delitti indicati nell’art. 4-bis comma 1, dello stesso ordinamento, occorre che vi sia stata espiazione, di almeno due terzi della pena inflitta (e non soltanto della metà , come nei casi ordinari), il rinvio al citato art. 4-bis deve essere inteso non come limitato all’elencazione dei reati specificati, ma come riferimento all’intera disciplina contenuta nella norma richiamata.

Conseguentemente, nel caso di condanna per reato relativamente al quale detta disciplina preveda la concedibilità  dei benefici penitenziari, solo a condizione che non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità  organizzata, la riscontrata assenza di tali elementi comporta che sia sufficiente l’espiazione di metà  pena”.

Apparendo estremamente evidente come non possa essere concedibile un qualsiasi beneficio ad un condannato che mantenga collegamenti con la criminalità  organizzata, già  in forza dei contenuti “normali” dell’Ordinamento penitenziario, non si può che avere un’ulteriore conferma di come non abbiano più ragione di esistere l’articolo 4-bis e gli articoli ad esso collegati.

- Prima Sezione Penale Corte di Cassazione, 23 gennaio 1998, n. 6492: “In tema di liberazione condizionale, quando si tratti di soggetti condannati per taluno dei delitti previsti nel comma 1 dell’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario, il beneficio è concedibile, ai sensi dell’art. 2, comma 2, D.L. 13 maggio 1991 n. 152, conv. con modif. in L. 22 luglio 1991 n. 203, soltanto a condizione che siano stati scontati almeno due terzi della pena inflitta, salvo che i medesimi soggetti, come statuito dal successivo comma 3, rientrino nelle previsioni di cui all’art. 58-ter dell’ordinamento penitenziario, cioè abbiano proficuamente collaborato con la giustizia ovvero – in applicazione dei principi contenuti nella sentenza della Corte costituzionale n. 68 del 1995 – versino in situazioni in cui la collaborazione sia divenuta impossibile o irrilevante. In tali ipotesi trova applicazione la regola generale fissata dall’art. 176, comma 1, c.p., secondo cui la liberazione condizionale è concedibile, ferme le altre condizioni, quando sia stata espiata almeno la metà  della pena”.


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Avv. Renato D’Isa


Dott. Gabriele Roberto Cerbo

 
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