
Per scienze sociali, dette anche scienze umane o studi sociali, si intendono l'insieme delle pratiche di indagine, finalizzate alla comprensione dei fenomeni e degli aspetti meta-biologici presenti nel comportamento umano, nelle relazioni interpersonali, nella costruzione dei legami affettivi nello sviluppo della sessualità, nella produzione di codici culturali e nella formazione di usi, costumi e tradizioni.
Dunque, possiamo definire scienze sociali tutte quelle discipline che influenzano la tassazione individuale, relative cioè allo studio dei comportamenti umani e della convivenza tra individui.
Le scienze sociali, cercano di spiegare e di indirizzare i comportamenti umani, hanno a che fare, sotto vari aspetti, con quello cui gli individui danno importanza.
I bisogni ed i valori dipendono, però, da scale di priorità basate su sentimenti, approvazioni o riprovazioni, credenze non suscettibili di dimostrazione empirica o sperimentale mettendo, il più delle volte in crisi la definizione stessa di scienze umane quali “scienze”.
Ma come in tutte le vicende umane la differenza tra scienze sociali e sperimentali può essere sottilissima e cambiare seconda del punto di vista oggettivo ed empirico o dei valori. Dunque, non è possibile avere confini netti tra scienze sociali e scienze sperimentali, ma tra esse vi sono una serie indefinita di zone grigie, di sfumature che le rendono tal volta indistinguibili.
Pur tuttavia dato che le argomentazioni delle scienze sociali si rivolgono a chi ha una esperienza di sé stesso o della società, si può essere oggettivi, facendo appello all’esperienza degli interlocutori, senza necessità di addurre prove empiriche e sperimentazioni.
Anche il diritto ed ovviamente la tassazione, hanno a che fare sotto svariati profili con valori, bisogni, interessi e convinzioni degli individui.
Le scienze sociali studiano talvolta comportamenti relativi ad un gruppo di individui altre volte settorializzano la loro indagine rivolgendosi così ad una determinata categoria ( consumatori, ad esempio).
Le scienze giuridiche sono scienze sociali in quanto studiano i comportamenti delle istituzioni giuridiche in base a profili di volta in volta rilevanti.
Attraverso questo sistema non solo si accosta il diritto alle scienze sociali, ma si valorizza la legge come un importante elemento per i comportamenti anche in relazione ai principi, ai valori e ai compiti affidati ai giudici e alle pubbliche amministrazioni.
La sociologia giuridica, invece, indaga il comportamento dei giudici e delle istituzioni rispetto ai fenomeni sociali nel loro complesso.
Al fine di analizzare bene la convivenza sociale, la tassazione si pone in una posizione di particolare rilievo.
In passato quando la tassazione dipendeva dall’iniziativa degli uffici tributari, non era altro che un settore dell’attività amministrativa; attualmente la tassazione analitico aziendale pone il contribuente al centro dell’attività, studiando i comportamenti collettivi al di là di quelli delle istituzioni.
Infatti, i comportamenti degli individui ai fini fiscali dipendono da un’ipotetica reazione da essi immaginata su come potranno agire le istituzioni giuridiche senza averne certezza alcuna.
La tassazione, in definitiva, può essere considerato come un comportamento collettivo, riguardante soggetti non dotati di poteri pubblici, dove i contribuenti agiscono in base a varabili giuridiche, ossia previsioni su come potrebbero comportarsi in futuro i poteri pubblici ed i giudici.
Nella fiscalità si forma così una specie di circuito diretto tra il legislatore ed il contribuente con la mediazione dell’autorità fiscale centrale.
Per una teoria che trascenda dalla legislazione, la tassazione va vista come uno dei tanti aspetti delle scienze umane e sociali, il cui oggetto sono comportamenti umani riferiti, in campo giuridico, a istituzioni del gruppo sociale, e indirettamente a individui che si comportano anche considerando l’azione di tali istituzioni, nonché i condizionamenti e le rigidità delle organizzazioni in cui sono inseriti. In materia tributaria, i comportamenti ruotano attorno alla diversa visibilità e determinabilità della capacità economica.
Il diritto tributario è materia sostanzialmente giuridica, ancorché con oggetto economico, così come il diritto della navigazione non è solo materia nautica, il diritto sanitario non è solo materia medica, il diritto urbanistico non è solo materia architettonica, il diritto agrario non è solo materia botanica o zoologica. I tributaristi devono quindi abituarsi ad avere a che fare con concetti economici, ma guardandoli da giuristi, anche perché il politico-legislatore guarda al reddito, al patrimonio, al consumo nell’accezione del linguaggio corrente, non nell’accezione degli economisti, né passando attraverso le loro formule matematiche. L’attenzione dei giuristi per i concetti economici serve a “vederli come li vede il legislatore”, a comprendere le preoccupazioni di chi deve contemperare gettito, sviluppo, e tutti gli altri fattori che influenzano le scelte politiche in questo campo. Nell’esercizio della discrezionalità interpretativa i giuristi travalicherebbero la propria funzione se dessero rilevanza determinante alle elaborazioni con cui gli economisti guardano ai concetti correnti di reddito, patrimonio, consumo e simili, per suggerire l’imposta ottima in astratto.
Su queste premesse è possibile riprendere il controllo di vastissime tematiche intermedie tra diritto ed economia, che oggi sfuggono agli studiosi di entrambi i settori. Da una parte il diritto tributario è tendenzialmente improntato all’analisi della legislazione mentre la scienza delle finanze è inviluppata nei suddetti modelli matematici. Entrambi sono lontani dai profili tenuti in considerazione per le scelte di politica tributaria, da cui desumere lo spirito della legislazione, tendenziale e impreciso (come sempre nelle scienze umane), ma pur sempre utile alla costruzione di proficui modelli ricostruttivi.
Questo dialogo tra economisti e giuristi deve porsi perciò su un piano di parità, abbandonando il preconcetto secondo cui nelle scienze economiche si troverebbero le risposte agli interrogativi giuridico tributari, sul concetto di reddito, patrimonio e simili. Così come i giuristi non possono coinvolgere gli economisti nell’estenuante esegesi di dettagli normativi mal formulati, gli economisti non possono coinvolgere i giuristi nelle formule e nei grafici in cui cercano una oggettività, fuori luogo per le “scienze umane”. La riscoperta della comune matrice umanistica, con la rinuncia dei giuristi a parlare per articoli e per commi e quella degli economisti a incasellare tutto in un modello matematico, potrebbe riportare le due discipline alla proficua osmosi di un tempo, quando studiosi di estrazione economica, da Einaudi a Griziotti, a Vanoni, a Cosciani, contribuirono fortemente alla diffusione del pensiero in questo settore. Questa collaborazione è il principale strumento per tenere insieme precisione, certezza, semplicità, e tutti gli altri valori “neutri”, in relazione agli obiettivi politici di volta in volta dominanti.
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Dott. Lucio Rossi