Teoria della tassazione aziendale
I collaboratori amministrativi dell’imprenditore, interni od esterni all’azienda, sono quindi i primi protagonisti della tassazione aziendale; essi sono loro malgrado “esattori del fisco”, ancorchè pagati dalla loro proprietà aziendale.
Gli uomini d’azienda padroneggiano la logica della determinazione di questa ricchezza, dei bilanci e dei conti, dei flussi informativi, delle simmetrie contabili e tipiche della tassazione aziendale. Gli adempimenti fiscali si inseriscono in un lavoro amministrativo noioso, ripetitivo, di precisione, attenzione, gestione di migliaia di documenti; non sono compiti poetici o creativi, ma qualcuno li deve pur svolgere, e resta pur sempre un essere umano; che fa un lavoro duro, logorante, poco gratificante, e lo fa per vivere, curare le sue preoccupazioni esistenziali e affettive, cui giustamente non vede l’ora di dedicarsi, tornando a casa e lasciando alle spalle quello che è prima di tutto un lavoro.
Un lavoro che gli individui preposti all’amministrazione aziendale cercano di svolgere al meglio senza esporsi a inutili responsabilità o fastidi ; i quadri amministrativi, quindi si preoccupano di svolgere il compito cui sono preposti, cioè tenere l’azienda sotto controllo contabile, seguire le scadenze dei rapporti esterni, gestire crediti e debiti, rendicontare le vendite, semplificare i tempi di rilevazione delle operazioni, dare informazioni alla proprietà nel modo più rapido.
Nascondere ricchezza al fisco non solo è estraneo al loro compito, ma ostacola lo svolgimento; i funzionari amministrativi lo faranno solo su precisa richiesta della proprietà , stando molto attenti a coprirsi le spalle, cioè a poter dimostrare che non è stata una loro iniziativa. Sia che si tratti di ricchezza nascosta “sopra l’azienda”, di cui scavalcare le procedure in danno del fisco, ma a beneficio del proprietario, sia che si tratti della ricchezza nascosta per fini aziendali, di cui dicevamo sopra.
Se però non ci sono gratifiche straordinarie, o compartecipazioni, la richiesta del titolare di nascondere ricchezza al fisco, è solo una complicazione per i contabili; è un intralcio nel lavoro amministrativo e una fonte di possibili future “grane”, sia col fisco, sia con lo stesso proprietario, sia con altri addetti all’amministrazione.
Gli uomini d’azienda sono ordinati, amano le regole chiare, il dare e l’avere, il bianco e il nero, il lecito e l’illecito. Vogliono fare il loro lavoro ed hanno bisogno di indicazioni, che al tempo della tradizionale tassazione su richiesta amministrativa, venivano da funzionari fiscali in carne e ossa; nella tassazione aziendale i quadri amministrativi di impresa interagiscono invece con la legislazione e le istruzioni del fisco, coinvolta prima come redattore di “istruzioni”, e poi eventualmente in un ruolo di controllo.
Gli uomini di azienda, cardine della tassazione aziendale moderna , devono conciliare il rispetto degli adempimenti di legge, spesso assai oscuri, la riduzione dei connessi costi amministrativi, il tentativo di utilizzare le opportunità di utilizzare regimi giuridici in concreto meno onerosi. Sotto questo profilo, della pianificazione fiscale, essi hanno motivo di mettersi in luce, scegliendo alla luce del sole i regimi tributari meno onerosi ,le procedure più semplici o fiscalmente più caute: vedremo come proprio su questi comportamenti si abbatta quello che chiameremo inferno della ricchezza palese.
Gli uomini di azienda sono aiutati da varie tipologie di consulenti, per la cui scelta sono determinanti criteri “relazionali” e “fiduciari”. I consulenti, comunque, servono per il regime giuridico, l’organizzazione e comunicazione al fisco della ricchezza palese, mentre per nascondere la ricchezza si fa da soli, o casomai servono fiduciari e complici(cosa che può spesso fare anche il consulente, ma non ne rappresenta il lavoro tipico).
Il punto di vista dei funzionari del fisco dovrebbe essere invece quello di cercare la ricchezza nascosta, secondo i vecchi criteri della tassazione tradizionale, che deve integrare quella aziendale dove essa non arriva, o è inefficace.
Sulle controversie nascenti da queste indagini dovrebbero interagire professionisti e funzionari, che oggi hanno contatti soprattutto sul regime della ricchezza palese, o per mancate corrispondenze nell’acquisizione e aggiustamento informatico dei dati dichiarati.
Per il resto i due lavori sono abbastanza diversi, e i consulenti si occupano soprattutto di inquadrare giuridicamente quanto il contribuente decide di palesare, mentre il fisco dovrebbe soprattutto cercare quanto è nascosto. Certo, le contraddizioni di quanto è stato dichiarato possono far presumere qualcosa di nascosto, e anche l’evasione interpretativa ha una sua rilevanza. Tuttavia i professionisti sono sostanzialmente sottoutilizzati rispetto al loro ruolo di primo interlocutore del fisco rispetto ai contribuenti ( ).
Attorno alla tassazione aziendale si intrecciano insomma varie sensibilità pratiche, tra cui quella dei giudici, ancora “generalista”; sono sensibilità diverse, che avrebbero bisogno di punti comuni, cioè di una teoria, per amalgamarsi tra loro ed esprimere linee guida in cui le classi dirigenti, gli opinion makers e le istituzioni possano riconoscersi. Senza una visione di insieme tutti si confondono e reciprocamente diffidano , proprio per la diversità delle loro esperienze, in genere ripetitive, parcellizzate e poco appassionanti, anche se accessibili. Del tutto naturale, quindi, che senza una visione di insieme, ciascuno si ripieghi sulle proprie particolarità , comodità e magari convenienze.
La società ha avvertito che la tassazione aziendale non era più inquadrabile con la sensibilità giuridico economica generale e la legislazione di settore , ed ha fatto grandi aperture di credito al diritto tributario, come materia universitaria ; non sembra che a tale apertura di credito abbiano però fatto seguito adeguati modelli esplicativi della tassazione aziendale, che ne amalgamassero le principali componenti ( poteri amministrativi, logiche economiche, analisi patrimoniale dei rapporti giuridici, organizzazione aziendale). Per successivi approfondimenti di questo sostanziale fallimento,potremmo indicare la sopravvalutazione del processo rispetto alla matrice amministrativistica della materia , nonchè delle analisi civilistiche dei rapporti giuridici rispetto alla loro valutazione economica , nonchè una lucrosissima attività professionale, innescata proprio dalla confusione, che ha drenato le risorse umane migliori.
Il conseguente disorientamento ha innescato un circuito “pratico-professionale” , editoriale e convegnistico , oggettivamente superfluo e per certi aspetti parassitario, ancorchè animato da persone di buona volontà e grande impegno. Il tentativo di riempire con una “falsa pratica” lo spazio lasciato dall’assenza di una “buona teoria” si è disperso e confuso sui dettagli, degenerando talvolta in un parossistico “aggiornamento del nulla”. Se manca una visione di insieme della tassazione aziendale, non la si può certo costruire leggendo tutti i giorni il sole24 ore o Italia oggi. Per non dire delle iniziative esclusivamente commerciali, in cui si inserivano facilmente parafrasi senz’anima o imbonitori, più o meno consapevoli. Da questa confusione è nata una disaffezione generale verso la riflessione, con gli operatori ripiegati sulle proprie “pratiche”; il discredito (peraltro meritatissimo) verso la teoria ha fatto inaridire il dialogo tra gli stessi operatori del settore, ognuno dei quali, in mancanza di una visione di insieme, guarda giustamente, come diceva Guicciardini, il proprio arido e prosaico particulare. Dopo quasi quarant’anni in queste condizioni, avendo bruciato risorse ingentissime, la tassazione aziendale è ancora senza identità , logorata e quasi autodistrutta.
I gravi danni sociali che questo comporta per il paese rappresentano anche opportunità di lavoro professionale, proprio per gli studiosi cui la posizione accademica fornisce, a parità degli altri fattori, una rendita di posizione relazionale; se non si hanno le caratteristiche per profittare di queste opportunità , difficilmente si è in grado di costruire una teoria. Mancano quindi possibili supplenze, dal legislatore, cui pigramente spesso gli studiosi fanno appello, nè dalle autorità amministrative, nè dai giudici, nè dalle aziende, che hanno i loro problemi, nè dalle associazioni professionali.). Dalla crisi di identità teorica viene l’inferno della ricchezza palese, il paradiso di quella nascosta e in un disorientamento collettivo, dove svanisce la certezza del diritto e subentra quella “del favore” ( ); accanto alle grandi parcelle professionali per la consulenza alle grandi aziende, spesso su problemi che non dovrebbero sorgere, pullulano disfunzioni, equivoci , immani perdite di tempo, macroscopiche inefficienze. Le quotidiane esperienze di migliaia di professionisti, uomini di azienda e funzionari del fisco, senza una cornice che le raccolga, si disperdono irrimediabilmente. A questa vastissima umanità coinvolta nella tassazione aziendale sfugge il senso globale delle proprie azioni, non dico sull’orizzonte dell’eternità , ma nemmeno “qui ed ora”.
Per usare una frase di Goya, tanto ambigua quanto (proprio per questo) suggestiva, assistiamo ad un processo come il sonno della ragione abbia prodotto mostri cioè enormi inefficienze, sprechi di energie, e in ultima analisi malessere sociale e povertà .
La tassazione aziendale sembra,dunque, al tempo stesso in grave crisi e senza alternative, ma dalla sua comprensione scaturiscono anche le riforme . Se si vogliono sdrammatizzare davvero le lacerazioni sociali descritte sopra, e raggiungere una giustizia tributaria accettabile, occorre prendere atto che il gettito arriva attraverso le aziende, ma che esse non si possono portare dove non ci sono, nè si possono trasformare in piccoli ragionieri artigiani e commercianti, per non dire di impiegati, pensionati e casalinghe.
Occorre quindi integrare la tassazione aziendale con quella tradizionale, portando i controlli dove le aziende non arrivano (autonomi) o su quello che le aziende occultano .
Avv. Fabrizio Vincenzi
studiovincenzi@virgilio.it
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Dott. Lucio Rossi
